La mindfulness è un’attitudine umana universale: è l’intenzionale, non giudicante, modalità di essere attenti, con la mente e con il cuore, al dispiegarsi dell’esperienza, nel momento presente. In tal modo una persona può interrompere i propri abituali automatismi di reazione. Si tratta di imparare a schiacciare il tasto “pausa”, per evitare di continuare a mettere in atto reazioni comportamentali inadeguate o rappresentazioni del sé non autentiche: questo è un passaggio cruciale per recuperare il benessere psicologico e l’integrazione mente-corpo.
Dietro questa parola inglese,  non si cela un concetto complicato.

Si tratta infatti di una semplice forma di consapevolezza che è a disposizione di ciascuno di noi in ogni momento.

Queste sono due caratteristiche della mindfulness: la semplicità e l’accessibilità. Tuttavia essere semplice non significa necessariamente essere facile, così come essere accessibile non coincide con poter essere realmente praticabile da tutti. E’ certo però che ciò a cui rimanda la mindfulness si può riassumere in poche righe, non essendo necessario ricorrere ad una complessa terminologia per definirla (né d’altronde bisogna impegnarsi in un lungo apprendistato prima di iniziare a praticarla).

La mindfulness riguarda l’essere consapevoli di dove sono la propria mente e il proprio corpo, momento dopo momento, con accettazione non giudicante.

Di cosa si parla dunque quando si usa la parola mindfulness?  In che modo questo tipo di semplice attenzione può avere un effetto profondamente trasformativo nella vita quotidiana, come ricerche empiriche sempre più convincenti dimostrano e la propria soggettiva esperienza conferma?

Accade nella storia della cultura psicologica, come nella storia della cultura tout court, che un’espressione faccia irruzione e diventi popolare, passando di bocca in bocca con tale rapidità, che pare quasi diventare non indispensabile domandarsi cosa quel termine significhi davvero e da dove provenga.

Ma proprio ora che il termine mindfulness si sta rapidamente diffondendo, anche tra i non specialisti, è importante cercare di chiarire di cosa si tratta, avendo in mente che ciò che sta accadendo non è rubricabile come un fenomeno di moda: il numero sempre crescente di articoli pubblicati su riviste internazionali specializzate e di monografie indica che quella particolare modalità d’essere (definita dal termine mindfulness), che è al contempo un’attitudine relazionale, è destinata ad influenzare tutti i setting psicoterapici in modo trasversale ai diversi orientamenti oltre che a proporre originali modalità di intervento clinico, come il Mindfulness Based Stress Reduction, MBSR, strutturato da Jon Kabat-Zinn presso la University of Massachusetts.

È invalsa la consuetudine di mantenere il termine inglese, che viene per lo più reso in italiano come “presenza mentale” o “piena consapevolezza” o “mente consapevole”, che non ne restituiscono compiutamente il senso, poiché sembrano rinviare ad una capacità soprattutto cognitiva, che si possiede o no, mentre la mindfulness si riferisce ad una particolare forma di consapevolezza, che caratterizza una modalità di essere, sostenuta da un’attenzione non giudicante, non selettiva, nei confronti di se stessi e degli altri, momento dopo momento.

Mindfulness è la traduzione inglese del termine sati dal Pali, la lingua usata dalla psicologia buddhista già 2500 anni fa: l’insegnamento legato alla parola sati rimanda a stati di consapevolezza e di compassione che implicano l’intenzione di (ri)orientare costantemente la propria presenza nell’esperienza che si sta dispiegando, al fine di essere pienamente recettivi e non categorizzanti. Quando parliamo di mindfulness non stiamo facendo riferimento ad un concetto o ad una entità reificabile, non si tratta di qualcosa che sta da qualche parte: al contrario la mindfulness è una attitudine da coltivare “in proprio”, un modo di mantenersi in piena ed accogliente attenzione verso l’esperienza che sta accadendo, momento dopo momento: questo sostiene una modalità consapevole di stare con se stessi, cioè con il proprio corpo, con il proprio cuore e la propria mente, e, al medesimo tempo, un modo di relazionarsi alle altre persone.

Che cosa non è

Non è “un metodo per rilassarsi”. Nel 1975 Herbert Benson con The Relaxation Response introdusse quella che di fatto è una pratica …

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Radici storiche

“Le origini della ricerca della consapevolezza non sono riconducibili esclusivamente ad un solo contesto ma rintracciabili, con nomi …

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Scientificità

Il programma MBSR, messo a punto da Kabat-Zinn, è la modalità di riferimento a livello internazionale per introdurre le persone alla mindfulness …

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Contemporaneità

Il programma MBSR originalmente strutturato da Jon Kabat-Zinn, è certamente è una “porta” contemporanea e laica per accedere   …

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Benefici

Aldilà dei benefici specifici (indicati nella sezione evidenze scientifiche di questo sito), la cosa più importante che la pratica ci insegna …

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