Molti pensano che interessi solo a chi è vegetariano o vegano, a chi non guarda mai la televisione, a chi va in bicicletta, a chi pratica lo yoga o le arti marziali, a chi pensa che il Pil non sia l’anagramma di Dio, a chi ha letto Siddhartha, a chi fa la spesa da Natura Sì, a chi continua a sognare la California, a chi si emoziona ascoltando “Here comes the sun”, a chi usa le Birkenstock, a chi vuole andare lontano “dalla pazza folla”…

In realtà le campane della mindfulness suonano in particolare per chi soffre di mal di schiena, per chi si incazza tutti i giorni, per chi mangia troppi cioccolatini, per chi deve essere sempre in forma, per chi sente di non valere nulla, per chi si ritrova con il fiato in gola, per chi scambia le ore felici per le Happy Hours, per chi non ascolta il proprio corpo, per chi pensa che deve sempre dimostrare qualcosa a qualcuno, per chi aspetta un treno sempre in ritardo, per chi non sa più quello che vuole, per chi pensa di sapere con assoluta certezza quello che vuole, per chi si riposa facendo zapping, per chi porta le scarpe da tennis quando piove, per chi ha creduto a Gordon Gekko (il personaggio interpretato da Michael Douglas nel film “Wall Street” di Oliver Stone) quando sosteneva che “Greed is Good” cioè che “L’avidità è giusta”, per chi si vuol misurare l’intelligenza ignorando l’intelligenza emotiva, per chi cerca la “soluzione” sempre fuori di sé, per chi continua a ricadere nella depressione, per chi è stressato, per chi non sa cosa sia la mindfulness…

Dall’immediato dopoguerra il mondo occidentale ha vissuto un’impetuosa crescita economica che ha portato con se importanti conquiste sociali, ricchezza, abbondanza di cibo e prodotti a testimoniare la vittoria di un modello economico-sociale. Ma mai come in questo periodo il malessere umano è cosi evidente, soprattutto in ambito lavorativo; qualcosa deve cambiare ed essere modificato, non solo utilizzando leve economiche, ma lavorando sulle persone, aiutandole a rivolgersi a quella parte che risiede dentro di loro facendone emergere le migliori qualità intrinseche.  È necessario cambiare il nostro modo di pensare e di essere, di affrontare i problemi, di relazionarci con noi stessi e con gli altri; l’elemento mancante è la consapevolezza.

La mindfulness può aiutarci in questo senso poiché è uno stato mentale, una modalità non orientata a scopi, il cui focus è permettere al presente di essere com’è, e di permettere a noi di essere, semplicemente in questo presente che può essere coltivato attraverso particolari tecniche. Può inoltre “trasformare” le persone impegnate nel mondo del lavoro, siano essi politici, dipendenti di aziende, educatori, medici o altro e a cascata quanti vengono in contatto con loro.

Può inoltre avere un eccezionale impatto sulla cultura del luogo del lavoro; non a caso aziende come Google, Procter & Gamble, Raytheon, Unilever, Nortel, Yahoo, Apple e tante altre negli USA offrono oggi corsi di mindfulness ai loro dipendenti e questo fenomeno si sta diffondendo anche in Europa.  Diverse sono ormai le business schools sulle due sponde dell’Atlantico in cui la mindfulness sta diventando parte integrante del curriculum accademico dopo che spesso in passato questi atenei erano stati ritenuti responsabili di aver promosso una carente etica aziendale nella formazione dei futuri leaders.

I problemi che affronta chi è impegnato nel mondo del lavoro
La complessità dei nostri problemi può essere riassunta nei seguenti punti:

Globalizzazione: ha delle implicazioni e delle conseguenze molto profonde e se da un lato i fattori positivi sono numerosi come la creazione di ricchezza, benessere e democrazia, dall’altro abbiamo esportato anche i nostri vizi e con loro le nostre crisi e i nostri problemi;

– Crisi ambientale: le implicazioni delle nostre azioni sono spaventose in quanto la nostra sovra-crescita economica si scontra con i limiti della biosfera e la capacità rigeneratrice della terra che non riesce più a seguire la domanda.  Lo sfruttamento del pianeta, il suo inquinamento sono sotto gli occhi di tutti;

– Crisi economica e finanziaria: l’ultimo decennio è caratterizzato da una lunga serie di disastri e scandali che dovrebbero portarci a riflettere approfonditamente sulle conseguenze reiterate delle nostre azioni. Dalle bolle immobiliari, al quasi collasso del sistema bancario, alla crisi alimentare mondiale, alla recessione che investe gran parte del mondo occidentale, alla disoccupazione giovanile, ai crolli borsistici;

– Problemi di salute: il “pensare sempre all’obiettivo” e non al percorso per raggiungerlo ci ha portati verso una continua “disconnessione” da noi stessi con ripercussioni importanti per la nostra salute; siamo minacciati dal sovrappeso, dal diabete, dalla cirrosi epatica, dall’eccesso di colesterolo, dall’insonnia, dall’ipertensione e tanti altri “disaggi” che riassumiamo spesso con la parola stress.  Siamo tutti stressati e non più in grado di vivere e lavorare con la necessaria serenità cercando la soluzione ai nostri mali nelle medicine e non a caso il mondo occidentale è oggi un enorme utilizzatore di psicofarmaci;

Il filo invisibile che lega questi problemi è l’assenza di mindfulness e solamente portando una maggiore consapevolezza nelle nostre vite e nel nostro lavoro saremo in grado di trasformarci.  Non è quindi la carenza “d’intelligenza tradizionale” (IQ) la causa dei nostri problemi, bensì la mancanza di “intelligenza emotiva”(EQ).  È la mancanza di questa consapevolezza in noi stessi che limita la nostra capacità di impattare positivamente l’ambiente lavorativo. In aggiunta questa mancanza di intelligenza emotiva ci ha portati a focalizzarci soprattutto sui risultati di breve termine ante-ponendo spesso il proprio interesse personale a quello delle organizzazioni per cui lavoriamo.

Creare allora la connessione fra lavoro e mindfulness
Semplicemente “coltivando e sviluppando” quelle qualità che contribuiscono a creare uno spazio interiore di consapevolezza non giudicante liberandoci dai condizionamenti mentali con grandi benefici nel lavoro.  La mindfulness può aiutarci a creare eccellenza nel lavoro insegnandoci a guardarci dentro capendo la propria storia, portando tutte le proprie capacità nel momento presente senza perdere di vista i propri valori, non sostituendo la nostra preparazione accademica o l’esperienza che già abbiamo.

Quali caratteristiche vengono sviluppate con la mindfulness per aiutarci nel lavoro?

– Attenzione non giudicante: in primo luogo le persone imparano a portare un’attenzione non giudicante verso quello che fanno, a prestare attenzione, a notare come il loro giudizio e le loro aspettative possono inficiare la loro capacità di valutare correttamente le situazioni.  In questo modo viene disinnescato il “pilota automatico” e si impara a vedere con maggiore chiarezza.  Allenando l’attenzione che è alla base di tutte le abilità cognitive ed emotive, la mente diventa calma e chiara costruendo cosi le basi per l’intelligenza emotiva.

– Rapporti, fiducia e rispetto: nel mondo del lavoro si è spesso proiettati sull’obbiettivo da raggiungere trascurando tutto il resto.  Quest’approccio è una delle cause primarie dell’insoddisfazione di molti.  La conseguenza è la creazione di un ambiente ostile e quindi poco costruttivo.  Il basso livello di intelligenza emotiva porta ad essere carenti di compassione verso se stessi innanzitutto, e senza compassione per se stessi diventa difficile provare compassione e empatia per gli altri con ripercussioni evidenti nell’ambiente lavorativo.

– Maggiore produttività: l’obbiettivo della mindfulness è di sfatare il mito del multi-tasking.  Un’infinità di studi dimostrano che quest’ultima ha un effetto devastante sulla produttività in quanto fare molte cose contemporaneamente significa una sola cosa: non prestare attenzione e farle male.

– Creare spazio per nuove idee: esiste oggi la necessità di avere nuove idee, di essere in grado di creare lo spazio per poter sviluppare nuove idee, innovare e creare in un mondo in sempre più rapida evoluzione.

Le qualità qui sopra evidenziate si possono tradurre in “chiarezza”, “compassione”, “focus” e “creatività” e sono i capisaldi dell’eccellenza nella leadership.

La mindfulness va dunque dritta al cuore del problema ponendosi l’obbiettivo di “trasformare” le persone e quanti vengono in contatto con loro.  Può aiutarli a riscoprire la passione che inizialmente li aveva portati a scegliere una determinata professione e può permettere di allargare i limiti delle proprie conoscenze oltre allo sviluppo e alla soluzione dei problemi che li affliggono.

tempomindfulness propone nel mondo del lavoro interventi mirati “mindfulness based” così come veri e propri programmi concepiti per le aziende e le loro necessità.

Esperienze di Mindfulness per Psicoterapeuti e Persone Impegnate in Professioni di Aiuto

Un numero sempre crescente di articoli pubblicati su riviste internazionali specializzate e di monografie indica quanto la mindfulness, che è al contempo una modalità d’essere e un’attitudine relazionale, sta influenzando tutti i setting psicoterapici (in modo trasversale ai diversi orientamenti) oltre ad essere al centro di specifiche modalità di intervento, come il Mindfulness Based Strees Reduction, MBSR, strutturato da Jon Kabat-Zinn presso la University of Massachusetts.

La comprensione, acquisita con modalità  anche esperienziali, in merito a “di che cosa si parla quando si parla di mindfulness” consente  quindi di aprirsi all’ osservazione sulle diverse modalità con le quali attuare una clinica orientata dalla mindfulness, in particolare per quanto riguarda le psicoterapie psicodinamiche. Va peraltro precisato che la “psicodinamica” a cui ci si riferisce attualmente non è certo quella della psicoanalisi classica.

Infatti nel corso del tempo, e del decadere di attendibilità delle teorie psicodinamiche classiche, sono state prese in considerazione diverse forme di polarità dinamicamente a confronto, secondo modalità di tipo non necessariamente conflittuale come, ad esempio, quelle costituite dalla “attenzione” e dalla “disattenzione” delle persone in generale e in particolare del paziente e del terapeuta durante la seduta.

Già Freud aveva avvertito la necessità, nell’ascolto del paziente, per poterne riconoscere i contenuti inconsci, di mantenere nel corso delle sedute una particolare qualità dell’attenzione, l’ attenzione fluttuante   che  nei Consigli al Medico per il Trattamento Psicanalitico (Freud Opere vol.III, pp.104,105 Boringhieri) è così definita: ”… Essa consiste in una sospensione il più completa possibile delle motivazioni che dirigono abitualmente l’attenzione,… inclinazioni, pregiudizi, presupposti teorici … l’’analista deve lasciare funzionare il più liberamente possibile la propria attività inconscia … la sospensione delle rappresentazioni finalizzate coscienti non può che provocare la loro sostituzione con rappresentazioni  finalizzate inconsce … la meta da raggiungere sarebbe un’ effettiva comunicazione da inconscio a inconscio” . Il mantenimento in seduta di una attenzione fluttuante  è dunque per Freud la condizione che consente allo psicoanalista di   avere accesso ai contenuti dell’inconscio propri e del paziente.

Malgrado la cruciale importanza per il processo terapeutico ed anche rispetto alla mole degli scritti psicoanalitici, dopo Freud, relativamente pochi sono stati gli psicoanalisti che hanno posto attenzione all’attenzione: ricordiamo Reik, Horney, Bion, Kohut, Coltart, e più di recente Epstein, Safran e Wallin. In generale il dibattito è ruotato sulla difficoltà di mantenere questa qualità dell’attenzione ed anche su come fosse possibile concepire il passaggio all’interpretazione e alla ricostruzione senza sospendere il libero fluttuare dell’attenzione. Freud sembra invece propendere a considerare questa una tecnica: “molto semplice (…) consiste semplicemente nel porgere a tutto ciò che si  ascolta la stessa attenzione fluttuante” (ibidem vol.III p.532)

Da qualche decennio assumere la qualità dell’attenzione dello psicoterapeuta come indicatore della qualità clinica è un obiettivo che ha condotto psicoterapeuti  di diversi orientamenti clinici, incluso quello psicoanalitico, ad incontrare pratiche di consapevolezza derivate da molteplici tradizioni spirituali. Tali pratiche consentono di promuovere un’attenzione priva di giudizio e di categorizzazione che favorisce un costante ritorno nel momento esperienziale presente. Questa nuda attenzione, prodotta dalla gentile disciplina delle pratiche di consapevolezza, richiama dunque con evidenza l’ attenzione fluttuante freudiana, ma se ne differenzia anche per la modalità di riconoscere ed affrontare gli ostacoli verso l’accesso all’inconscio e quindi per indicare un percorso esperienziale che affranchi da condizionamenti e pregiudizi.

Essere nella dimensione mindfulness significa dunque assumere una attitudine relazionale, con se stessi e con gli altri, sostenuta da una nuda attenzione all’esperienza del momento favorendo la coerenza tra mente incorporata e corpo senziente, promuovendo una coordinazione tra l’ intelligenza riflessiva (la mentalizzazione) e l’intelligenza emotiva (la mindfulness) condizione per accedere ai contenuti dell’inconscio.

Ecco perché quando si usa la parola mindfulness ci si riferisce ad una esperienza che si ritiene  avere un effetto profondamente trasformativo nel lavoro clinico con i pazienti e, prima di tutto, nella propria esperienza personale.  A questo proposito, Daniel Siegel ha di recente affermato che “le pratiche di consapevolezza mentale (mindfull awareness) possono essere considerate il training di base per la mente di ogni terapeuta”.

tempomindfulness intende proporre incontri (anche con caratteristiche residenziali) per consentire ai psicoterapeuti,  e alle persone impegnate nelle relazioni di aiuto, di apprendere come introdurre la sensibilità e la pratica della mindfulness nel loro lavoro

Negli Stati Uniti esistono numerose esperienze di pratica mindfulness con i bambini.

Inizialmente è stato creato un vero e proprio “MBSR for children”, ovvero un adattamento del programma MBSR per adulti al fine di renderlo utile e applicabile ai bambini. Successivamente la mindfulness è stata inserita in alcuni trattamenti clinici per bambini come la ACT (Acceptance and Committment Therapy) ed è nato il percorso MBCT for children (Mindfulness Based Cognitive Therapy for children) per bambini affetti da Disturbi d’Ansia o Depressione. Oggi le pratiche di mindfulness sono state inserite anche nel programma di alcune scuole americane e vengono svolte in specifici momenti durante l’orario scolastico (all’inizio delle lezioni, dopo la ricreazione, prima delle verifiche…).

Tutti questi percorsi per bambini condividono con l’MBSR i tre principi fondamentali su cui è basato: esercizi di consapevolezza del respiro, esercizi di consapevolezza corporea, esercizi di movimento. Cambiano invece le modalità di presentazione delle attività, che vengono proposte ai bambini sotto forma di gioco, spiegate con un linguaggio semplice e mantenute maggiormente su un piano di concretezza, per la ridotta capacità di astrazione rispetto agli adulti. I concetti vengono trasmessi a partire dall’esperienza pratica, dalla quale emergono spontaneamente il senso e l’utilità dell’insegnamento.

La mindfulness è ormai da più di due decenni all’interno del panorama della moderna medicina e della cura alla persona.

Nei paesi anglosassoni e ora anche in Europa Interventi basati sulla Mindfulness si sono velocemente diffusi in tutti gli ambiti della clinica e della ricerca venendo ad essere progettati ad hoc per popolazioni caratterizzate da patologie fisiche e sofferenza psichica.

Gli interventi basati sulla Mindfulness in ambito clinico ed ospedaliero si propongono di approcciare il tema del disagio e della malattia considerando la condizione di salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto come assenza di Malattia” (definizione contenuta nella costituzione della Organizzazione Mondiale della Sanità).

Intervenire sulla situazione di sofferenza significa, per noi, prendere a cuore tutto il sistema che ruota attorno al paziente/malato allargando l’attenzione anche agli altri attori fortemente coinvolti nelle relazioni di aiuto, come operatori sanitari ed i familiari. Sono proprio questi ultimi, infatti, ad essere sottoposti al un forte rischio di burn-out  e compassion fatigue (“fatica da compassione”), nelle loro attività di assistenza e cura.

Oltre alla grande mole di ricerche scientifiche relative a training di Mindfulness dedicati a supporto del disagio legato alle principali patologie fisiche e psicologiche ci sembra interessante segnalare come alcune ricerche empiriche dimostrino che, grazie a interventi di mindfulness sui familiari e sugli operatori sanitari, sia possibile misurare dei miglioramenti nei pazienti, evidenziando così la capacità della mindfulness di agire in maniera indiretta e trasversale sull’intero sistema coinvolto nella cura alla persona dimostrandosi un valido strumento per ottenere benefici anche in popolazioni per le quali gli  interventi non sarebbero di facile attuazione (si pensi, ad esempio, agli interventi effettuati sui familiari di  pazienti affetti da morbo di Alzheimer o su bambini molto piccoli).

Progettare un intervento basato sulla Mindfulness in ambito clinico e ospedaliero significa muoversi con rispetto, attenzione e cautela, cosi come suggerito da Teasdale et al. (2002): per integrare pratiche di mindfulness nelle cure destinate a particolari popolazioni è necessaria un’attenta riflessione sulla situazione clinica dei destinatari favorendo l’integrazione delle pratiche di mindfulness all’interno di altre tecniche empiricamente riconosciute come valide (nonostante interventi basati sulla mindfulness abbiano dimostrato di poter apportare miglioramenti nei processi comuni a molti disturbi, gli autori sottolineano che un’applicazione indiscriminata delle pratiche di mindfulness non rappresenta una scelta ottimale).

Partendo da queste premesse tempomindfulness è attiva sul territorio milanese con progetti sviluppati ad hoc e destinati a pazienti e familiari e operatori sanitari presso alcuni importanti Ospedali Milanesi.

L’associazione collabora, inoltre, con il Gruppo Bertolli-Ravera presso la Casa di Cura Le Betulle (www.gruppobertolliravera.it) e con l’ESC Team (www.escteam.net) all’integrazione tra pratiche di Mindfulness e psicoterapia nella cura alle situazioni di disagio psichico e nel recupero dalle situazioni di dipendenza.

Studenti, insegnanti e genitori sono le tre componenti più profondamente e direttamente interconnesse nel processo educativo scolastico: le pratiche di consapevolezza e di attenzione, orientate in modo diverso per ciascuna delle tre, forniscono strumenti per favorire il raggiungimento dei rispettivi e specifici obiettivi entro l’ambito scolastico, consentendo anche una proficua collaborazione efficace tra  di esse.

tempomindfulness realizza programmi di intervento in ambito educativo che sono studiati ed applicati su misura per le differenti esigenze dei diversi Istituti.

Bambini
Negli Stati Uniti esistono numerose esperienze di pratica mindfulness con i bambini.

Inizialmente è stato creato un vero e proprio “MBSR for children”, ovvero un adattamento del programma MBSR per adulti al fine di renderlo utile e applicabile ai bambini. Successivamente la mindfulness è stata inserita in alcuni trattamenti clinici per bambini come la ACT (Acceptance and Committment Therapy) ed è nato il percorso MBCT for children (Mindfulness Based Cognitive Therapy for children) per bambini affetti da Disturbi d’Ansia o Depressione. Oggi le pratiche di mindfulness sono state inserite anche nel programma di alcune scuole americane e vengono svolte in specifici momenti durante l’orario scolastico (all’inizio delle lezioni, dopo la ricreazione, prima delle verifiche…).

Tutti questi percorsi per bambini condividono con l’MBSR i tre principi fondamentali su cui è basato: esercizi di consapevolezza del respiro, esercizi di consapevolezza corporea, esercizi di movimento. Cambiano invece le modalità di presentazione delle attività, che vengono proposte ai bambini sotto forma di gioco, spiegate con un linguaggio semplice e mantenute maggiormente su un piano di concretezza, per la ridotta capacità di astrazione rispetto agli adulti. I concetti vengono trasmessi a partire dall’esperienza pratica, dalla quale emergono spontaneamente il senso e l’utilità dell’insegnamento.

Benefici
Negli ultimi anni sono state pubblicate alcune ricerche su popolazioni in età evolutiva, tutte dimostranti l’applicabilità dei programmi di mindfulness ai bambini. Inoltre sono stati rilevati:

–  miglioramento del funzionamento della capacità attentiva e del sistema esecutivo in generale;
–  riduzione dei livelli di ansia e stress esperiti, legata a un atteggiamento di maggiore accettazione di sé e una minore reattività agli stimoli     negativi (grazie all’allenamento a inibire le risposte automatiche e a osservare le emozioni senza farsi assorbire da esse);
– effetti positivi sulle relazioni sociali per via di una maggiore conoscenza di sé e capacità di accettare l’altro.

Data la relazione di reciproca influenza tra capacità attentiva, ansia e abilità accademiche, i programmi di mindfulness utilizzati nelle scuole hanno generato anche un generale miglioramento nelle performances degli studenti.

Forti di questi risultati è stato condotto da gennaio a marzo 2012 un corso di mindfulness per bambini all’interno di una scuola elementare della provincia di Monza e Brianza. I dati rilevati all’inizio e alla fine del percorso hanno confermato l’utilità e i vantaggi che un progetto di questo tipo può apportare in ambito scolastico in aggiunta a un alto tasso di gradimento da parte dei bambini e degli insegnanti.

Adolescenti
La mindfulness è una pratica che può essere ri-scoperta da tutti a prescindere dalla fascia d’età in cui si rientra. Come per i bambini, anche per gli adolescenti sono stati proposti abbastanza recentemente dei programmi appositamente creati per adattarsi alle peculiarità della fase adolescenziale. Nel 2004, negli Stati Uniti, la psicoterapeuta Gina M. Biegel ha adattato il programma MBSR per adulti di John Kabat-Zinn agli adolescenti, creando il Mindfulness Based Stress Reduction for Teens (MBSR-T), anche chiamato Stressed Teens Program. L’approccio mente-corpo adottato dal programma si focalizza sulla totalità della persona e propone esercizi di respirazione, di focalizzazione corporea, movimenti consapevoli ed esercizi di visualizzazione.

L’adolescenza è una fase del ciclo vitale in cui il bisogno di “essere visti” per ciò che si è e per ciò che si sta diventando (o si vorrebbe diventare), che nell’infanzia era principalmente rivolto alle figure genitoriali, ora si espande al gruppo dei pari, a figure adulte extrafamiliari e alla rete sociale e culturale in cui l’adolescente è inserito.

Con la pratica della mindfulness i ragazzi possono rivolgere questo sano bisogno più intimamente all’interno di sé, osservando primariamente come essi stessi sono abituati a “vedersi”, come questa dinamica funziona, si modifica e come essa si esplicita all’esterno nelle relazioni sociali e interpersonali. Attraverso questa osservazione si può venire a creare un canale dove la potenzialità di trasformazione insita nell’adolescente possa fluire liberamente e prendere forme consone all’autentico vissuto personale.

Inoltre gli adolescenti hanno spesso difficoltà con le abilità sociali, le emozioni, la fiducia, la procrastinazione, l’impulsività, l’attenzione e i comportamenti devianti o di dipendenza (ad esempio da sostanze) e con l’accettazione della trasformazione corporea. Lo stress derivante da queste difficoltà può ridursi con la pratica giovando sul funzionamento e la qualità della vita fisica e psicologica dei ragazzi.

Benefici
Il programma Stressed Teens ha dimostrato di essere efficace nel campo della salute mentale, degli esiti scolastici, della riduzione dello stress adolescenziale e dei problemi fisici e psicologici che ne derivano.

Negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi (per la maggior parte all’estero con prevalenza negli Stati Uniti) sulle applicazioni di programmi basati sulla mindfulness ad adolescenti sia problematici (adolescenti incarcerati, con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, con vari disturbi psichiatrici ) che non.

Ecco alcuni esempi con i risultati ottenuti: incremento del benessere soggettivo, dell’autocontrollo, della consapevolezza e dell’atteggiamento di accettazione, delle funzioni esecutive (attenzione), dell’autostima, riduzione dei problemi comportamentali e del dolore psichico.

Molto recentemente, in collaborazione con alcuni membri di questa associazione, è stato proposto a due classi di un Liceo della provincia di Varese un programma basato su alcuni degli esercizi proposti nel Stressed Teen Program. I ragazzi che hanno partecipato hanno un’età compresa tra i 16 e i 18 anni.

I commenti di alcuni studenti
  • “E’ stato piacevole ma anche strano: chiudere gli occhi e ascoltare il nostro respiro e il corpo...”
    Matteo
  • “Questa esperienza mi ha aiutata a credere di più in me stessa e a controllare i miei pensieri. Mi tranquillizzava nei momenti di panico e ansia”
    Claudia
  • “Sono riuscita ad entrare in contatto con il mio corpo, cosa che non avevo mai fatto e con il mio respiro; questo mi serve anche a volte a casa quando affronto un qualcosa di difficile e complicato che mi accade. Ho preso maggiore confidenza con le mie emozioni”
    Francesca
  • “Mi è piaciuto l’esercizio sui momenti belli perché prestandoci attenzione si sentiva di più la gioia” 
    Gabriele
  • “Questo esercizio mi ha insegnato che prima di essere gentili con le persone bisogna essere gentili con se stessi.” 
    Silvia
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